TITANIC

Le Magnifiche Sorti Progressive

copertina disco

Le Magnifiche Sorti Progressive

Gli anni Ottanta sono salutati in tutti gli angoli della Terra con un entusiasmo che sembra non avere precedenti nel 1900. Dopo l’esperienza estrema dei due conflitti mondiali e le miserie ad esse seguite, dopo la rivoluzione culturale e il Vietnam, dopo gli anni di piombo, l’edonismo reaganiano in America, la perestroika di Gorbaciov in URSS, l’apertura all’Occidente della Cina di Deng Xiaoping, perfino la rivolta di Solidarnosc in Polonia presagiscono senza tema di smentita tempi felici per l’umanità.
Nel Giugno del 1982 Francesco  De Gregori, artista denominato “Il Principe”, per l’eleganza delle sue melodie e per la qualità dei suoi testi (i suoi sono versi semplici, anche se a volte criptici e intimisti), licenzia il suo ottavo lavoro in studio, l’album Titanic, che riporta alla memoria la tragedia dell’ “Inaffondabile”.
De Gregori non è nuovo a questo genere operazione. Il suo stile di poesia in musica è sempre improntato alla malinconia (letteralmente Umor Nero), al presagio nefasto, al sentimento (un po’ cinico) di una vita che, per quanto prometta, finisce per tradirci un po’ e, alla fine, bisogna prenderla come viene!
Ed è così anche per questo lavoro. A rendere affascinante il disco è il tema del Viaggio e il tentativo di tenere il filo del discorso in ognuna delle canzoni che lo compongono, anche se per la verità soltanto tre delle tracce del disco hanno come tema il Titanic.

Apre Belli Capelli, struggente ballata del tempo andato, come a dire che del viaggio, perfino quello sentimentale, alla fine rimarrà solo un ricordo amaro. Ci troveremo tutti a quella “fontana a pettinare gli anni”.
La vita non è facile per nessuno, ci ricorda Caterina, seconda traccia del disco, per quanto siano ottimistiche le premesse al viaggio. Qualcuno dovrà assumersi il compito di “consolare”.
Che il Viaggio del Titanic sia metafora della vita, con le sue complesse aspettative, viene confermato nel terzo brano, La leva calcistica della classe ’68, che racconta i sogni e le paure di una gioventù, quella delle periferie di grandi città, quando il calcio diventa l’unico vero ascensore sociale, l’unica vera possibilità di riscatto. L’invito a Nino è a “non avere paura di tirare un calcio di rigore”, poiché “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, lo sfondo è
però quello dei “calciatori tristi, che non hanno vinto mai”.
Bisogna lavorare duro, se si vogliono raggiungere grandi traguardi. Bisogna assumersi il rischio dell’andare lontano, per seguire i propri sogni. E più è grande il viaggio più è il sacrificio al quale rendersi disponibili, più pesante il senso del distacco, che crea ansia e aspettativa in chi parte, dolore e nostalgia in chi rimane. Questo il messaggio de “l’abbigliamento di un fuochista”, se poi l’impresa è il progresso, con le sue magnifiche sorti progressive di leopardiana memoria, allora bisogna vestirsi di martirio e abbandonare le certezze della vita contadina per correre verso l’ignoto.
Ma l’ebrezza è qualcosa di travolgente, l’Inaffondabile parte, l’umanità è felice. Questa è la scanzonata atmosfera della canzone che dà titolo all’album. Il testo è quasi pittorico. Con pennellate veloci vengono dipinti i sogni di una intera generazione. Chi non si ricorda della ragazza “innamorata del proprio cappello”. Chi non vorrebbe essere nei panni del Marconista, con quei “suoi occhi di ghiaccio così difficili da evitare” e quelle “dita lunghe protese nell’aria”, come fossero antenne, che, con poteri quasi sovrumani, “comunicava tra Vienna e Chicago in poco meno di un secondo”.
I muscoli del Capitano, con una poetica futurista, esalta i traguardi dell’umanità, ma ne denuncia il prezzo. Soprattutto quello della cecità. “C’è una signora elegante in mezzo al mare” denuncia il mozzo. “Non vedo altro che nebbia!” ribadisce il capitano, con i suoi muscoli “di plastica e di metano”. “Proseguiamo serenamente”.
E così l’album corre verso la fine con leggera spensieratezza (centocinquanta stelle e Rollo and
His Jets) quasi a non voler vedere la tragedia (quella della nave, ma anche quella dei nostri sogni). Anche se le stelle sono bombe che cadono e Rollo, con la sua band, prende sempre più le sembianze dell’orchestra del Titanic, saldi sul ponte a suonare anche se la nave ormai, inevitabilmente, affonda.
L’ultimo pezzo è la gemma, secondo me, di tutto il lavoro. Lo stile è semplice, minimal si direbbe oggi, pianoforte e voce, come per le performance migliori del cantautore romano.
La tragedia è consumata. Presente e scoperta. Le aspettative e i sogni di gloria hanno mostrato il loro vero volto. L’ebrezza dell’uomo di inizio secolo si è trasformata nella tragedia peggiore. Non tanto quella di una nave che affonda, quanto l’esperienza del conflitto mondiale, del tutti contro tutti, dove è più bravo chi è più capace e crudele nell’uccidere il nemico.
S. Lorenzo è uno dei quartieri di Roma colpito dalle bombe, durante la seconda guerra mondiale. Pio XII si reca tra i romani a portare consolazione con la Sua Presenza. Quell’ “angelo con le braccia aperte” riaccende la Speranza, tema vero della canzone. L’uomo da solo, con la sua tecnologia corre, sempre inconsapevolmente, verso la tragedia, la distruzione, la morte. La Salvezza viene da un Oltre, da un Altrove.

Ma noi richiamiamo qui, in questo blog ,il disco di De Gregori per la figura del Marconista, il personaggio
di Titanic.
Ci piacerebbe avere anche solo un pizzico del Suo fascino e della Sua potenza tecnica. Per effettuare il nostro viaggio, quello del nostro blog. Poterlo raccontare pe rcome si svolge.
Cercando di captare, con le nostre antenne, i segnali che tutti i membri di questa grande nave, che è l’IIS Marconi, vorranno mandarci.
Buon Viaggio

https://youtu.be/po1hqHtB5aE

Ts, docente di IRC