Se i Diversi fossimo noi?

Tic, tic, tic…

di Luca A.-4^Ba

Quello della caccia alle streghe è stato senza dubbio uno degli avvenimenti che hanno avuto più impatto sulla cultura moderna. Oggi che la nostra società occidentale scientifica e tecnologica ha relegato la magia nera nell’immaginario folklorico/horror, potremmo tradurlo con la caccia al diverso. Che inizia con la diffidenza e la paura.

Ma andiamo con ordine: molti sono gli storici che si sono occupati, e si occupano tutt’ora, di portare allo scoperto un numero sempre maggiore di aspetti, della caccia alle streghe anche fornendone interpretazioni differenti.

Per comprendere appieno il fenomeno, però, bisogna fare un passo indietro e considerarne il contesto storico. Lo possiamo fare a partire da uno degli affreschi più grandiosi e impressionanti della storia: il Giudizio Universale di Michelangelo, realizzato sulla parete di fondo della Cappella Sistina.

L’affresco è così famoso da non aver bisogno di alcuna presentazione ed è così ben rappresentativo dell’atmosfera del Cinquecento che colui il quale lo esamina con attenzione riesce abbastanza agevolmente ad interpretarne il contesto storico-religioso.

Osservando l’affresco, la figura che colpisce maggiormente l’attenzione è sicuramente quella di Gesù: il suo atteggiamento minaccioso, la mano alzata quasi in segno di minaccia, l’espressione implacabile, la stessa figura muscolosa e imponente, sono elementi che incutono timore all’osservatore: è il Cristo che si erge a Giudice Supremo, che non lascia spazio alla misericordia durante il suo compito.

La scena è resa ancor più drammatica non solo dal terrore dei dannati, carpiti dai demoni e dalle sofferenze nella parte inferiore del dipinto, ma anche dalla paura dei Santi, che circondano il Cristo, e della Vergine, incapace di intercedere per gli uomini di fronte all’implacabilità del figlio.

Questa era la concezione di Dio nel XVI secolo: un giudice inflessibile che fa disperare della salvezza, privo di misericordia di fronte al peccato. Per capire il motivo per il quale una religione, il Cristianesimo, la quale ha come base proprio il perdono, la bontà divina, fosse vissuta in un modo così distorto, serve far presente che in Europa durante questo periodo la condizione dell’uomo era estremamente precaria: l’infuriare delle epidemie, le devastazioni provocate dalle guerre, le diffuse condizioni di estrema povertà ed incertezza portarono ad una distorsione della sensibilità religiosa: si credeva ad una prossima fine del mondo e all’avverarsi dell’Apocalisse di S.Giovanni con la venuta dell’Anticristo.

In questo clima di paura e confusione, è facile comprendere come l’incapacità di trovare una spiegazione razionale alle avversità e la volontà di individuare qualcuno da poter incolpare condussero inevitabilmente al perpetrarsi di diverse persecuzioni, tra le quali quella della caccia alle streghe.

Ma mentre una parte della popolazione ricercava i responsabili delle dure condizioni nelle quali versava la realtà tra gli uomini, un’altra, sostiene lo psichiatra russo del Novecento Gregory Zilboorg, incolpava Dio, Cristo e la Chiesa, ed è tra queste fila che verranno individuate le streghe. «Si sa» afferma Zilboorg «che negli adolescenti e negli adulti una delle fasi più tipiche di una nevrosi coatta è anche oggi un’espressione conscia o inconscia di sacrilegio». Tale nevrosi sarebbe stata provocata da un conflitto tra la naturale rinascita di passioni, istinti e impulsi e un’autorità che propugnava un severo ascetismo.[1]

Tale interpretazione viene avvalorata dal riscontro che vi si può trovare nelle confessioni delle streghe riportate nel Malleus Maleficarum, il più importante manuale sulla caccia alle streghe dell’epoca. Vi si legge infatti di come il rinnegamento della fede nasca da piccoli atti di ribellione verso la religione «come sputare per terra, o chiudere gli occhi, o borbottare parole vane al momento dell’elevazione del Corpo di Cristo» e di come ciò conduca gradualmente fino all’adorazione del diavolo.

La storica Marina Romaniello definisce la stregoneria come un fenomeno a larghissima diffusione popolare, che non ha niente a che vedere con l’alta magia cerimoniale (caratterizzata da un retaggio culturale-filosofico) e che, quando viene classificato come complesso e organizzato culto del demonio, viene perseguitato dall’Inquisizione.[2]

Elemento imprescindibile della stregoneria era il sabba: una realtà allucinatoria completamente alla rovescia, durante la quale veniva giurata fedeltà al diavolo e gli si rendeva omaggio, ma anche un mondo carnevalesco caratterizzato dall’abolizione di qualsiasi inibizione per il completo abbandono a istinti e impulsi animaleschi.

Questa almeno è la rappresentazione che ne fornisce l’Inquisizione, istituzionalizzandolo e codificandolo nei trattati di demonologia. Nella realtà il sabba fu più semplicemente generato dalla sopravvivenza dei precedenti culti pagani (come quello di Diana o quello dei beneandanti) che erano stati progressivamente cancellati dagli inquisitori, culti contadini che si incentravano su credenze popolari mirati a propiziare la fertilità o il raccolto o a chiedere una superiore protezione o consolazione nei momenti critici.

Ciò che è importante notare è che in questi culti agrari precristiani mancava completamente la figura del diavolo, che appunto nasce con il cristianesimo, e che pertanto non ha niente a vedere con i suddetti riti propiziatori. Scrive lo storico Carlo Ginzburg: «Questa cultura folklorica  fu quindi sradicata due volte. Una prima volta, attraverso lo snaturamento dei culti agrari prestregoneschi in culti demoniaci. Una seconda volta, attraverso la repressione e il soffocamento di questi ultimi.»[3]

Ricardo García Càrcel, autore del saggio La stregoneria in Europa, ci fornisce un’interessante interpretazione del fenomeno: secondo Càrcel la stregoneria fu l’espressione della protesta delle classi oppresse contro l’ordine sociale egemone, ovvero la Chiesa. Nella visione di Càrcel i protagonisti di questo fenomeno furono le donne perché dotate di più forte immaginazione, e i contadini a causa dello sfruttamento che subivano. Secondo questa interpretazione dei fatti le streghe furono quindi il prodotto della disperazione del popolo, che si affidò loro per risolvere i propri mali.[4]

Si trattava prima di come la persecuzione delle streghe nacque come risposta al bisogno della società, incapace di fornire una spiegazione razionale alle grandi difficoltà del periodo, di individuare qualcuno da incolpare per una realtà che veniva interpretata come prodotto della collera divina. Le streghe non furono però le sole alle quali venne imputata questa colpa: anche Ebrei, zingari e tutte quelle persone che si distinguevano dal resto della comunità per religione o atteggiamenti vennero identificati come cause scatenanti della dura situazione in cui versava la realtà, e come tali perseguitati.

In particolare furono particolarmente dure ed estese le persecuzioni ai danni degli Ebrei, accusati di praticare l’usura, di profanare l’ostia e di uccidere i bambini cristiani, oltre ad essere responsabili della crocifissione di Cristo: a Roma per esempio, nel giorno del martedì grasso gli Ebrei venivano picchiati se non fossero riusciti a pagare un ricatto per sfuggire a tali violenze.[5]

Già nel 1492 gli Ebrei erano stati cacciati dalla Spagna e nel 1497 dal Portogallo, pertanto non fecero alcuna opposizione alla bolla papale emanata da Paolo IV nel 1555, che legittimò la segregazione in appositi ghetti ed impose il divieto agli Ebrei di tenere al proprio servizio personale cristiano e perfino di possedere beni immobili.

Noi che oggi possiamo tornare indietro nel tempo per analizzare gli avvenimenti nella loro interezza, ci accorgiamo di come in realtà la storia non sia una linea, ma una ruota: immagino che, mentre si stava trattando dell’identificazione degli Ebrei come colpevoli di una società in crisi e delle persecuzioni ai loro danni, a molti sarà parso evidente il parallelismo con la più grande tragedia dell’età contemporanea, la shoah:

1555: Cum nimis absurdum, tra le imposizioni fatte agli Ebrei il divieto di assumere personale cristiano, la segregazione nei ghetti e l’obbligo agli Ebrei di portare un segno distintivo di colore turchese.[6]

1938: leggi razziali italiane, tra le altre limitazioni il divieto agli ebrei di avere domestici ariani alle proprie dipendenze.[7] 1939: i nazisti costruiscono in Polonia il primo di più di 1000 ghetti all’interno dei quali rinchiudere gli Ebrei.[8] 1941: obbligo agli Ebrei di portare la stella gialla al braccio.[9]

Queste sono solo alcune delle chiare corrispondenze che, a noi contemporanei, appaiono assurdamente lampanti. Allora ci assale un dubbio: perché non riusciamo mai ad imparare dai nostri errori, non siamo in grado di fermarci un attimo prima del disastro? Studiamo la storia per non ricadere negli sbagli del passato, ma perché, quando gli avvenimenti si ripetono, non abbiamo la forza di opporci ad essi spezzando la logica concatenazione dei fatti?

Eppure la risposta è più semplice da scovare di quanto non sembri. Basta solcare, raschiare il fondo del nostro animo, quella parte buia che vogliamo nascondere a noi stessi perché ne siamo inconsciamente ripugnati: perseveriamo nell’errore perché è più facile prendersela con i deboli, con chi è impossibilitato a difendersi, con il diverso. Ci ferisce meno incolpare degli innocenti pur di ammettere che forse, il problema siamo noi, che siamo noi a dover cambiare. Ci fa sentire tranquilli identificare un capro espiatorio al quale addossare ogni colpa, ci rifiutiamo persino di ragionare razionalmente pur di credere ciecamente che in noi non ci sia niente che non vada.

Thomas Hobbes, uno dei più importanti filosofi del Seicento, fornisce un’eccellente spiegazione delle ragioni che provocano questo meccanismo. Hobbes afferma che l’uomo allo stato di natura è un essere egoista, una belva feroce. Il suo istinto prevalente è quello di pretendere il possesso di ogni bene. La presenza di altri individui viene interpretata come un ostacolo che si interpone tra il soggetto e il godimento di tali beni.[10] Non è certo un caso che nella Germania nazista vennero eletti a capro espiatorio proprio gli Ebrei, che costituivano la minoranza più benestante della popolazione.

Ora, molti potranno pensare: tutto ciò è sensato, ma nel mondo occidentale le persecuzioni sono ormai cosa appartenuta al passato, la nostra civiltà si è evoluta, ha imparato dai propri errori e non li commetterà una seconda volta.

Costoro sono forse convinti che nel Medioevo un giorno ci si sia svegliati e bruciato la prima strega? O che la settimana prima gli Ebrei vivessero senza alcuna preoccupazione e la settimana dopo fossero vittima perseguitati? E’ un processo subdolo, graduale, infinitamente pericoloso in quanto rischia di passare inosservato, scivola via nella progressiva evoluzione dei fatti.

Una goccia. Una goccia. Una goccia. Costantemente, battito dopo battito, la roccia può venire erosa fino al punto di collassare su se stessa. Una goccia, un’entità così piccola da passare quasi inosservata.

Tic, una goccia, la difficoltà della vita, l’esasperazione del popolo. Tic, un’altra goccia, la trasformazione dei culti tradizionali in culti del demonio. Tic, la proibizione di tali culti. Tic, l’Inquisizione. Tic, l’essere diverso. Tic, il processo. Tic, la condanna della prima strega. Tic, 34mila roghi.[11]

Tic, limitazioni di poco conto. Tic, mezzi pubblici separati. Tic, divieto di sposarsi con una donna ariana. Tic, leggi razziali. Tic, segregazione. Tic, stella al braccio. Tic, deportazione. Tic, campi di sterminio. Tic,  6 milioni di morti.

Tic, tic, tic…

Riusciamo a sentirlo, vero? Il rumore della società che rischia di andare in pezzi se non stiamo attenti. Perché non si è mai al sicuro, non si può rischiare di non riuscire a tenere sotto controllo la bestia feroce che Hobbes sosteneva fosse in ciascuno di noi. Crediamo forse che non ricadremo negli stessi errori? Eppure la natura umana è la stessa da più di duecentocinquantamila anni, da quando l’uomo lottava con i suoi simili per assicurarsi il cibo, una pozza d’acqua o una zona riparata per la notte. Non possiamo cambiare, è la nostra natura. E’ l’istinto di sopravvivenza. Ma noi siamo uomini. Cosa ci distingue da un lupo, da un cane rabbioso, da una tigre inferocita? La coscienza, la consapevolezza di avere un anima. La, seppur parziale, capacità di discernere tra bene e male. E allora dobbiamo stare sempre attenti a non farci sopraffare dalla nostra parte più oscura, quella che ci spinge ad incolpare gli altri dei nostri fallimenti.

Il rischio di ripercorrere gli stessi passi falsi è molto più grande di quello che si potrebbe credere. Ci avete mai fatto caso? Sono molteplici le situazioni nelle quali siamo tentati di ricorrere ad un capro espiatorio per giustificarci. Gran parte della politica odierna getta le sue basi su questo principio. Perché, in un Paese in difficoltà, i cosiddetti partiti “populisti” fanno sempre del loro punto di forza la promozione di leggi volte al contenimento dell’immigrazione, o alla valorizzazione di quel senso di appartenenza che porta inevitabilmente ad una uguale e contraria avversione verso coloro che ne sono esterni?

Tutti uguali, tutti diversi [da : www.Livorno sera.it]

Questo testo non ha come scopo l’istigazione contro alcun partito politico, pertanto le seguenti considerazioni verranno effettuate in maniera generale e tralasciando ogni eventuale nominativo coinvolto, ma è importante ragionare su questi aspetti per non ricommettere gli errori della storia.

Eleggiamo ad esempio l’Italia, in quanto è il Paese nelle quali questioni siamo maggiormente coinvolti, essendovi cittadini. Durante un periodo, questo, certamente non florido, sono molteplici le forze politiche che fanno della lotta ai migranti la loro causa. Ma siamo sicuri che sia questo il vero problema da risolvere? I dati ci dicono che in Italia nel 2019 ci sono stati 11.439 sbarchi,[12] il che vuol dire 1 ogni 5267 cittadini italiani.[13] Ora, non si sta affermando che non sia una tematica importante, ma addirittura da farne il proprio cavallo di battaglia?

Perché viene fatto questo? Perché è facile far leva sulla natura bestiale dell’uomo, perché l’istinto scavalca la ragione, togliendo spazio al ragionamento. E’ facile generalizzare, è facile affidarsi ai pregiudizi, è facile scagliarsi contro chi è diverso.

L’enciclopedia Treccani indica la xenofobia (paura dello straniero) come «presente, con accentuazioni diverse, in tutte le società umane. Essa rafforza la coesione di una comunità e il consenso sui propri modelli politici, sociali e culturali tramite il disprezzo nei confronti di quelli ‘estranei’ incarnati dallo straniero, percepito come un nemico e una minaccia.»[14]

Un altro forte problema di discriminazione, che si presenta anche a livello  legislativo, è quello che riguarda gli omosessuali: molto dibattute sono in questo periodo le questioni riguardanti i diritti delle coppie omosessuali, come ad esempio quello all’adozione. In Italia il 40,3% degli omosessuali/bisessuali dichiara di essere stato discriminato. Eppure il 75% della popolazione non è d’accordo con le affermazioni “l’omosessualità è una malattia”, “l’omosessualità è immorale” e “l’omosessualità è una minaccia per la famiglia”.

Ciò che fa riflettere è l’incoerenza: il 75% teoricamente non è contro l’omosessualità in sé, ma allo stesso tempo per il 41% non è accettabile tale relazione e, ad esempio, è assolutamente inconcepibile un insegnante di scuola elementare omosessuale.[15] Ciò che emerge da questi dati è una presenza ancora consistente di quella paura del diverso così pericolosa all’interno della società.

E’ proprio per questo che non dobbiamo mai abbassare la guardia, che dobbiamo combattere quella parte bestiale e istintiva che ci istiga all’egoismo. Perché altrimenti piano piano, passo dopo passo, le discriminazioni e le ingiustizie si ingigantiranno senza che ce ne saremo nemmeno resi conto, e chissà che, magari, un giorno le streghe, gli ebrei, i perseguitati saremo noi.

Tic, tic, tic…


[1] G.Zilboorg, Aspetti filosofici e psicologici del «Maleus Maleficarum», in M.Romanello, La stregoneria in Europa, Il Mulino, 1981

[2] M.Romanello, La stregoneria in Europa, Il Mulino, 1981

[3] C.Ginzburg, Folklore, magia, religione, in Storia d’Italia, vol. I, Einaudi, Torino 1972

[4] R.Garcìa Càrcel, La stregoneria in Europa, in La Storia, vol. IV, UTET, 1987

[5] G.Gentile – L.Ronga – A.Rossi, Millenium 1 – Dal Mille alla metà del Seicento, Editrice La Scuola, 2012

[6]https://it.wikipedia.org/wiki/Cum_nimis_absurdum#:~:text=La%20bolla%2C%20suddivisa%20in%2013,di%20demolire%20tutte%20le%20altre

[7]https://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_razziali_fasciste#:~:text=La%20legislazione%20antisemita%20comprendeva%3A%20il,e%20assicurazioni%20%E2%80%93%20di%20avere%20alle

[8] https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/ghettos

[9] https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/09/06/75-anni-fa-dai-nazisti-la-stella-per-gli-ebrei_6b2e26e5-e3bc-4aa7-a432-681890b51d7f.html

[10] G.Gentile – L.Ronga – A.Rossi, Millenium 2 – Dalla metà del Seicento alla fine dell’Ottocento, Editrice La Scuola, 2012

[11]https://it.wikipedia.org/wiki/Caccia_alle_streghe#:~:text=I%20numeri%20dei%20condannati%2C%20%22abbruciati,382%20furono%20bruciati%20sul%20rogo

[12]https://www.repubblica.it/cronaca/2019/12/25/news/migranti_viminale_sbarchi_dimezzati_nel_2019_arrivati_in_23mila_-90_rispetto_al_2017-244343016/#:~:text=ROMA%20%2D%20Gli%20sbarchi%20dei%20migranti,2018%2C%20quando%20ne%20sbarcarono%2023.210

[13] http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_POPRES1

[14] https://www.treccani.it/enciclopedia/xenofobia_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

[15] https://www.istat.it/it/archivio/62168

Immagine in evidenza:00052D36-oliviero-toscani-tre-cuori-white-black-yellow-united-colors-of-benetton-1996-oliviero-toscani.jpg

Potresti esserti perso...

Immagine in evidenza:00052D36-oliviero-toscani-tre-cuori-white-black-yellow-united-colors-of-benetton-1996-oliviero-toscani.jpg