Quelli della Foresta che cresce

10 aprile2019

La 2A in Covestro

Debate Economia Circolare e la Plastica

Metti un Dirigente scolastico innovatore e vulcanico, metti un’azienda appena rinnovata che vuol crescere con criteri nuovi e che guarda al futuro, metti un indirizzo scolastico che sta nascendo e vuol partire forte e robusto, metti un manipolo di insegnanti che ce la mettono per far bene, metti un gruppo di ragazzini che si lasciano condurre, chi più chi meno, metti una mattina di primavera con la trepidazione che solo una prima volta ti mette nel cuore.

Tutto questo si respira nell’aria nei corridoi della Covestro, mentre gli alunni di 2A dell’IIS Marconi di Dalmine, limano le virgole dei loro interventi con l’ausilio di alcuni insegnanti che, insieme a tutto il Consiglio di classe, hanno voluto che sostenessero, su promozione del Dirigente e della Covestro, un dibattito pubblico sul tema dell’Economia Circolare (sigh!) e l’utilizzo della plastica.

Poi arriva il momento. Si va ad incominciare. Il parterre è di tutto rispetto, c’è Confindustria, c’è Federchimica, c’è Legambiente, c’è il capitano d’industria che lavora nel settore della chimica da 30 anni, c’è l’a.d. di Covestro, ci sono i proff., c’è il Dirigente. C’è di che smarrirsi.

Ma loro impavidi. Tremanti e impacciati, ma dritti e luminosi, come certe fiammelle che hanno appena preso vita, fanno i loro interventi, così come li hanno preparati, nell’ordine stabilito. Dall’inizio alla fine. Tutto d’un fiato.

E alla fine tutti sorridono. Sono stati bravi, sono stati grandi. Hanno sorpreso e commosso i grandi (gli adulti) che li hanno ascoltati. Ce l’hanno fatta!

Ci hanno dato un grande lezione, di coraggio, di disponibilità, di voglia di crescere, di voglia di esserci.

Ci hanno ricordato che il lavoro della crescita è lento, invisibile. Richiede dedizione, costanza, visione. Salvo poi sorprenderti, quando dati certi appuntamenti, all’improvviso, nella trepidazione, arriva la luce. Debole, confusione, trepidante, ma luce, luminosa.

E quando si torna, siamo tutti più lieti, di quella soddisfazione buona, esito del lavoro fatto bene. Il lavoro artigianale, quello fatto un’ora alla volta, un giorno alla volta, un pezzo alla volta.

Lo sappiamo bene che dietro l’angolo incombe l’incuria, l’ignoranza, la violenza, la cattiveria. Scrivo questo pezzo dopo il disastro di Notre Dame. E che, in un attimo, tutto può essere annientato.Ma con umiltà e determinazione, col nostro lavoro ci poniamo come argine, come trincea, a difesa.

Perchè noi siamo, e saremo sempre, quelli della foresta che cresce.

T.S., insegnante IRC