I GIOVANI DI OGGI SI SONO VERAMENTE ALLONTANATI DALLA CULTURA?

Lorenzo Lotto, "Giovane che legge"

Lorenzo Lotto, "Giovane che legge"
Lorenzo Lotto, “Giovane che legge”

Siamo nel 2019, in piena generazione “post-millennials”. Il mondo negli ultimi cinquant’anni è cambiato radicalmente e con esso anche gli usi e i costumi di chi lo abita.
I discorsi finalizzati ad eleggere il periodo migliore della storia, come se ne sentono tanti, sarebbero superflui. Analizzare le caratteristiche di ogni singolo ciclo, invece, potrebbe essere stimolante e formativo.
Uno dei temi più sentiti attualmente è quello della lettura e di quanto i giovani si siano allontanati da essa. Sono lontani i tempi in cui leggere era una moda, rivoluzione scientifica e illuminismo appartengono ormai alla storia: alla fine del diciassettesimo secolo cresce la voglia di imparare e di arricchirsi culturalmente. All’epoca il mezzo più indicato per farlo era il libro e lo rimarrà fino all’inizio del ventunesimo secolo. Proprio negli anni Duemila si diffonderà su larga scala, come direbbe un qualunquista da bar, uno strumento “coniato dal demonio e responsabile di tutti i mali”: lo smartphone. Secondo alcuni, per lo più persone appartenenti alla “generazione x” (persone nate tra il 1960 e il 1980), il cellulare avrebbe allontanato i giovani dai libri, dalla cultura e dalla vita politica. Constatazione azzardata e ipocrita considerando che proviene da chi è cresciuto durante il boom del televisore, mezzo che come lo smartphone è fonte di informazione e di svago, ma non altrettanto duttile essendo basato su un palinsesto.
Non c’è correlazione tra il periodo storico e l’interesse per la lettura. Proprio durante il “tanto rimpianto” Illuminismo nasce lo stereotipo del nobile che sfoglia, non legge, solamente per dare lustro alla propria immagine.
I mezzi che il progresso ci ha fornito rendono l’acquisto dei libri più facile, comodo ed economico, mediante la versione digitale. Per non parlare dei giornali che hanno visto aumentare il peso degli investimenti per le piattaforme online ai danni delle versioni cartacee.
L’interesse per la lettura non è diminuito, probabilmente è addirittura aumentato. Utilizzare il termine “leggere” riferendosi unicamente ai libri, magari pure solo alla versione cartacea, è retrogrado, antiquato e frutto di una concezione del mondo influenzata dalla nostalgia, dunque poco oggettiva.

Stefano C. – classe 4Bi