Diritti scritti, diritti rivendicati: dalla Costituzione alle canzoni, il microfono a Bruno Santori

Il Maestro Bruno Santori al Marconi per un incontro su musica e diritti [foto di repertorio]

“Oggi come oggi fare musica vuol dire aprirsi ad un fenomeno infinito, quindi non puoi più dire (se non vuoi passare per il bacucco di turno) studia tanto e vai al conservatorio, se hai voglia vai al conservatorio altrimenti fai il dj o altro. Importante è che tu faccia musica, ma la faccia con intelligenza”.  È questa la convinzione con cui Bruno Santori, direttore d’orchestra (anche per Sanremo), compositore e arrangiatore di fama internazionale, si è presentato alle classi terze lo scorso 1° giugno, in occasione dei 70 anni della Costituzione Italiana.

Tra le varie attività  di riflessione proposte con il maestro  parlando di diritti costituzionali,  il discorso si è rapidamente spostato sulla musica: “La musica è un messaggio ˗ ha continuato Santori ˗ e quello che deve arrivare deve essere positivo per la società, positivo e costruttivo, poi può essere negativo nel senso che neghi qualcosa, quanto meno sei contro qualcosa che non consideri giusto, ma in modo costruttivo. Io mi auguro sempre che il messaggio, anche quello di protesta, contenga una soluzione al problema, di per sé la protesta non serve a niente se non mi indichi anche la strada per risolvere i problemi che mi stai rendendo visibili.

Fare musica oggi può essere anche utilizzare bene un computer, questo può essere musica, però sempre con intelligenza, quindi io credo che siccome la musica è un alto strumento di comunicazione fra la gente resti sempre alto.”

Il musicista ha chiesto agli studenti di indicargli alcuni testi contenenti un messaggio di protesta, dei loro artisti preferiti.

Il primo brano che abbiamo analizzato è stato Il mio paese se ne frega, di Inoki, uno dei padri del rap italiano: questo brano fa riflettere sulla situazione dello stato italiano e sulla povertà diffusa, che pur essendo sotto gli occhi di tutti viene spesso ignorata da politici e dallo stato stesso. Questo brano fa riferimento anche ad altre tematiche che hanno segnato la storia dello Stato italiano, come la morte di Carlo Giuliani e Giorgiana Masi.

Analizzando gli altri due brani, rispettivamente Don Raffae’ di Fabrizio De André (1990) e Dio è morto di Francesco Guccini (1972), abbiamo visto come, nonostante la distanza temporale fra questi tre brani, le tematiche trattate si assomiglino fino a convergere, in tutti i brani, in un punto comune: l’insoddisfazione del popolo italiano, la stanchezza e la frustrazione di vivere in uno Stato corrotto senza riuscire a trovare una soluzione.

Durante tutto l’incontro Sartori ha tenuto un linguaggio informale, in modo da coinvolgere maggiormente gli studenti.

Attraverso l’analisi di alcuni testi di canzoni Santori ha costruito un dialogo con gli studenti, uno scambio di idee fra generazioni distanti.

Raffaele A.