Alla Scoperta della Malga Lunga

In data 11 maggio 2018 noi ragazzi delle classi quinte informatica, accompagnati da una guida dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), abbiamo intrapreso un viaggio alla scoperta di uno dei luoghi simbolo della resistenza bergamasca, la Malga Lunga.

Situata in posizione dominante sui monti tra Sovere e Gandino a 1235 m., la Malga Lunga è una delle più famose roccaforti partigiane del periodo resistenziale.

Dal 2012 è attivo il Museo-Rifugio della Resistenza bergamasca intitolato alla “53^Brigata Garibaldi 13 Martiri di Lovere “.

Il percorso che abbiamo seguito parte dalla località Opifici (530 m) di Gandino. Da detta località continua su sentiero lungo la Val Piana sino ad immettersi su strada carrozzabile a quota 1026 m. Si prosegue su strada asfaltata, si supera la chiesetta di Val Piana (Santa Maria degli Angeli) sino a quota 1120 circa, ove si abbandona la strada e si prende a destra il sentiero, abbastanza ripido, che porta fino alla malga (1235 m).

La Storia della Malga

In seguito alla dichiarazione dell’armistizio da parte di Badoglio l’8 Settembre 1943, si formano varie organizzazioni partigiane il cui obbiettivo è la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista.

Per sfuggire ai frequenti rastrellamenti nazisti, i partigiani sono costretti a ritirarsi in montagna, dove riescono a nascondersi e a sopravvivere grazie all’aiuto dei contadini e delle donne. In particolare le donne, indicate con il nome di ‘staffette’, hanno il compito di portare cibo e munizioni ai combattenti dalle città.

La Malga Lunga, grazie alla sua posizione strategica, assumerà un ruolo chiave per molti gruppi partigiani, tra cui la 53^Brigata Garibaldi “13 Martiri di Lovere”.

53^Brigata Garibaldi “13 Martiri di Lovere”

Nel 1944 alla Malga Lunga si insedia una squadra della 53^ Brigata Garibaldi che assume il nome “13 Martiri di Lovere” in onore dei tredici partigiani fucilati a Lovere il 22 dicembre 1943.
Il comandante Giovanni Brasi (“Montagna”) ne affida la gestione alla squadra del tenente Giorgio Paglia, formata da una quindicina di uomini, mentre il comando della Brigata si installa a Campo d’Avene, distante mezz’ora di marcia.

Giorgio Paglia e i suoi uomini dopo una lunga lotta si consegnano ai fascisti con la promessa di avere salva la vita. Tra i partigiani vi sono due feriti gravi, il russo Ilarion Efanov “Starich”, colpito da una bomba a mano fascista, e Mario Zeduri “Tormenta”, rientrato in Brigata proprio la mattina del 17 novembre, ancora sofferente per le lesioni riportate nella battaglia di Fonteno dell’agosto 1944.

I fascisti non mantengono la parola e i due feriti vengono finiti immediatamente sul posto a colpi di pugnale. I sei partigiani superstiti vengono trascinati a valle nonostante il tentativo (ostacolato dalla neve alta) da parte degli uomini del comandante Brasi di liberare i prigionieri lungo la discesa. Quattro giorni dopo, per tutti, c’è la condanna a morte.
A Giorgio Paglia si vuole concedere la grazia perché figlio di Guido, medaglia d’oro della Guerra d’Africa. Non avendo ottenuto la libertà anche per i suoi compagni, il giovane la rifiuta e anzi chiede di essere fucilato per primo per dimostrare ai compagni che sarebbe morto con loro.

Nel Museo della Malga e grazie all’aiuto delle guide dell”ANPI abbiamo potuto riscoprire questi e molti altri racconti di resistenza bergamasca.

La Malga Lunga è un luogo intriso di storie, vite di combattenti: donne , uomini e molti ragazzi che raggiungevano raramente i vent’anni , giovani che alla loro età davano la vita per la libertà e combattevano per un ideale .

La visita alla Malga Lunga è stata un esperienza decisamente evocativa e sopratutto di formazione , abbiamo potuto dare uno sguardo da vicino e reale di quanto possa essere brutale la guerra e quanto la forza di un idea, un sogno di Resistenza possa rivoluzionare il mondo.

Pititto Lorenzo

Riccardo Sartori